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Chiesa e educazione

L’imminente Assemblea Generale della CEI (25-28 maggio) è chiamata ad indicare il tema per gli orientamenti pastorali per il secondo decennio del secolo.
Dopo Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia, sembra proprio che la scelta sia per l’educazione. Sottolineava di recente il Consiglio episcopale permanente che “l’ininterrotta catena generazionale”, che garantiva tradizionalmente la trasmissione della fede e della cultura, risulta sempre più sfilacciata. Il Presidente della CEI ha parlato di conseguenza di “un vero disagio di civiltà”, facendo eco ai numerosi interventi di papa Benedetto XVI, fin dal 2006, sull’”emergenza educativa”, in un tempo di “dittatura del relativismo”.
E’ il filo che viene dal Convegno Ecclesiale di Verona, quello della testimonianza e della speranza e della scelta di mettere al centro la persona, nella sua concreta condizione di vita: “il tempo che ci è posto innanzi impegna ogni comunità cristiana a ritrovare il gusto e la gioia dell’educare, superando quel ricorrente dualismo che separa le convinzioni di fede dagli atteggiamenti pratici e riuscendo a far emergere nella persona ricondotta a unità l’interlocutore dell’annuncio evangelico e della proposta pastorale”.
La scelta dell’educazione dunque conferma ed approfondisce un percorso e in questo senso diventa una sfida importante: la Chiesa in Italia, in tutte le sue molteplici articolazioni sceglie di andare all’essenziale non solo del suo impegno pastorale, ma anche dei tessuti connettivi che qualificano la società. Si impegna a parlare di una cosa fondamentale, e dunque a spendere la propria credibilità di testimonianza.
E’ il tempo di una testimonianza che dia ragioni, che implica quella che è stata definita “un’autoesposizione diretta” di ciascun soggetto, ciascuno con le proprie caratteristiche, le proprie peculiarità e potenzialità , in una logica corale.
Si tratta in primo luogo di ridire le vere o presunte ovvietà, traendone le conseguenze necessarie. Se è vero che tutti sembrano unanimi sull’importanza dell’educare, nel dibattito culturale odierno, cosa significa in concreto in termini di scelte anche pubbliche?
Il secondo punto è la consapevolezza dei nodi dialettici: l’educazione è (anche) terreno di confronto tra le culture: si pensi al tema dell’identità sessuale e a tutte le altre implicazioni della cosiddetta “nuova questione antropologica”.
Il terzo punto riguarda le necessarie prospettive di investimento: si tratta di identificare alcuni obiettivi che la comunità cristiana si può dare, con evidenti riflessi sulla società. Una prima occasione di approfondimento e di confronto nel processo di elaborazione degli orientamenti, il cui documento dovrebbe uscire il prossimo anno, potrà essere già a metà settembre, la pubblicazione del rapporto - proposta elaborato dal comitato per il progetto culturale della CEI, sul tema La sfida dell’educazione. Un impegno che riguarda tutti.

Francesco Bonini, Agenzia Sir, 18 maggio 2009