Lumen Gentium
via Chiesa, 14 - 20060 Pozzo d'Adda
Centro Culturale di Carnate
Via Ss. Cornelio e Cipriano, 6 - 20866 Carnate
Centro Culturale Benedetto XVI
Via A.Volta, 44 - 20872 Cornate d'Adda

Via IV Novembre, 3 - 20885 Ronco B.no

L'Informatore

Documenti

Utenti Online

E’ possibile oggi educare?

È POSSIBILE OGGI EDUCARE?
IL PROBLEMA, L’AUTOREVOLEZZA DEGLI ADULTI

di: GIUSEPPE SAVAGNONE
Editoriale di Avvenire, 24 febbraio 2008

La consegna, da parte di Benedetto XVI, della Lettera sull’educazione, da lui indirizzata un mese fa alla diocesi e alla città di Roma, sollecita la nostra attenzione su un problema che, ormai da tempo, inquieta non solo gli addetti ai lavori, ma perfino l’opinione pubblica più distratta: è ancora possibile educare? Non si tratta solo dell’allarme destato, recentemente, dai ripetuti episodi di bullismo o di violenza che hanno avuto come protagonisti giovani “normali”, che avrebbero potuto essere i nostri figli.
Ma più profondamente, osserva il Papa, di una “frattura fra le generazioni”, che rivela la “mancata trasmissione di certezze e di valori” e dà luogo oggi a una vera e propria “emergenza educativa”.
Davanti agli “insuccessi a cui troppo spesso vanno incontro i nostri sforzi per formare persone solide, capaci di collaborare con gli altri e di dare un senso alla propria vita”, non si può evitare, talora, un senso di scoraggiamento. “Viene spontaneo, allora, incolpare le nuove generazioni” e guardare con nostalgia al passato. In realtà, il problema educativo va ben al di là dei confini delle singole istituzioni.
Se esso oggi è così complesso, le cause vanno cercate innanzitutto nel clima complessivo in cui la famiglia, la scuola, la Chiesa, si trovano a svolgere il loro delicato compito:
“Troppe incertezze e troppi dubbi, infatti, circolano nella nostra società e nella nostra cultura, troppe immagini distorte sono veicolate dai mezzi di comunicazione sociale. Diventa difficile, così, proporre alle nuove generazioni qualcosa di valido e di certo, delle regole di comportamento e degli obiettivi per i quali meriti spendere la propria vita”.
Legato a questo, c’è però, aggiunge Benedetto XVI, un altro ordine di difficoltà: “non pochi genitori e insegnanti sono tentati di rinunciare al proprio compito, e non riescono più nemmeno a comprendere quale sia, veramente, la missione loro affidata”. Il problema educátivo, insomma, non riguarda solo i giovani, come spesso vorremmo credere, ma anzitutto proprio noi, gli adulti. Il venir meno di un orizzonte di valori condivisi, la difficoltà di credere ancora nella verità e nel bene, non colpisce solo i figli e gli alunni, ma i padri e i maestri, che non riescono più ad essere tali. Da qui la necessità di ribadire con forza, come fa il Papa, che “anche nel nostro tempo educare al bene è possibile”. In realtà, i nostri ragazzi “non vogliono essere lasciati soli di fronte alle sfide della vita” e, dietro la loro apparente disinvoltura, sta un disperato bisogno di punti di riferimento, che non trovano più né in famiglia, né a scuola né, a volte, nella Chiesa stessa.
Perciò il primo dono di cui hanno bisogno è quello, che solo la famiglia può dare, di un clima di autentico amore. Di qui può scaturire un serio impegno, da parte dei genitori, nell’indicare con chiarezza ai figli dei criteri per distinguere il vero dal falso, il bene dal male, nonché la fermezza nel farli rispettare nella pratica. Quanto agli insegnanti, Benedetto XVI sottolinea l’enorme importanza del loro ruolo, troppo spesso sottovalutato, che “non può limitarsi a fornire delle nozioni delle informazioni, lasciando da parte la grande domanda riguardo alla verità”.
Una scuola che si riducesse a trasmettere delle conoscenze tradirebbe il suo compito educativo, volto non soltanto a una maggiore preparazione, ma alla crescita globale delle persone. Anche la comunità cristiana è chiamata a rinnovare il suo impegno in questo senso. Il Papa in particolare richiama all’urgenza che in essa tutti coloro che hanno un ruolo formativo sappiano essere per i giovani “amici affidabili” e “testimoni sinceri”.
Nulla può sostituire il rapporto personale tra l’adulto e il giovane, purché sia fondato sull’autorevolezza. Anche agli educandi il Papa rivolge il suo invito: sappiano essere, in libertà, artefici della propria crescita morale, culturale e spirituale. Ma forse siamo soprattutto noi, gli educatori, che dovremmo riflettere a lungo su queste parole di saggezza.