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Il Timone n. 94

Scritto da: Gianluca di Castri | 10 giugno 2010

IL TIMONE n. 94 di giugno 2010 a pag. 12 riporta la notizia di un bimbo abortito e scaraventato ancor vivo tra i rifiuti; il cappellano del nosocomio, avviatosi a pregare in sala operatoria, lo ha sentito gemere ed ha ottenuto, sembra con qualche difficoltà, che fosse messo in una incubatrice, ove però è morto dopo due giorni. Il nostro parere sull’aborto è quello di tutti i cattolici, e non solo dei cattolici, e non è il caso di ripeterlo in questa sede; tuttavia questo episodio si presta ad un’altra considerazione.

Dopo l’aborto il neonato era vivo: egli pertanto non era più un feto abortito, bensì un cittadino italiano ed, in quanto tale, in forza della stessa legge italiana, aveva diritto non solo ad essere soccorso, ma anche all’assistenza sanitaria. Tuttavia, è stato lasciato agonizzare per quattro ore: pur non essendo un giurista, credo che esistano gli elementi per configurare, a carico di coloro che hanno operato l’aborto, almeno il reato di omissione di soccorso se non quello di omicidio.

Gianluca di Castri - Presidente LUMEN GENTIUM

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