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Inedito di Andrea Tornielli su Pio XII - dal Giornale del 4 giugno 2008

La lettera inedita:

così Pacelli intervenne in favore dei riti ebraici

“La legge che proibisce la macellazione rituale sarebbe una vera persecuzione”

ANDREA TORNIELLI

Riemerge dagli archivi un nuovo documento che contribuisce a smontare l’infondata «leggenda nera» sul presunto antisemitismo di Pio XII. Nel 1938, meno di un anno prima di essere eletto Pontefice, l’allora cardinale Segretario di Stato Eugenio Pacelli intervenne presso la nunziatura di Varsavia nel tentativo di bloccare una legge che proibiva la macellazione rituale dei capi di bestiame secondo l’usanza ebraica, giudicandola persecutoria. L’intervento venne suggerito dal cardinale francese Eugene Tisserant, che aveva appreso da un giornale della nuova normativa.

La lettera, inedita e originale, accompagnata da una copia del rapporto del nunzio apostolico, si trova nell’archivio dell’Associazione amici del cardinale Tisserant, custodito da una nipote del porporato in un paesino dei Pirenei a pochi chilometri dal confine con la Spagna. È l’ennesimo tassello che, insieme a molti altri documenti scoperti negli ultimi anni, dimostra l’assenza in Pacelli non solo di qualsiasi traccia di antisemitismo ma anche del tradizionale antigiudaismo cristiano e cattolico.

Questi i fatti. Il cardinale Tisserant, studioso francese stimato da Pio XI, Segretario della Congregazione delle Chiese orientali, creato cardinale nel 1936 e consacrato vescovo l’anno successivo proprio da Pacelli, grande personalità della Curia romana e futuro decano del collegio cardinalizio, il 6 aprile 1938 scrive al Segretario di Stato per chiedergli notizie della legge discriminatoria polacca sollecitando un intervento della Santa Sede. Vale la pena di notare che, in questo caso specifico, ci troviamo di fronte a una norma vessatoria, volta a impedire la libertà di culto degli ebrei (una legge simile era stata introdotta nella Germania nazista subito dopo la presa del potere da parte di Hitler, nell’aprile 1933, preceduta dalle norme discriminatorie che escludevano gli ebrei dai pubblici uffici e dalla professione medica e legale), ma certamente secondaria se paragonata alla tragedia che stava per abbattersi sui figli di Israele.

Pacelli non attende e prende sul serio la segnalazione, investendo immediatamente del problema il nunzio apostolico a Varsavia, l’arcivescovo Filippo Cortesi, facendogli notare come sia da condannare «ogni atto di persecuzione o di violenza antisemitica» e chiedendogli di intervenire. Il nunzio risponde con un rapporto (n. 89) datato 7 maggio, definendo «inesatta» la notizia riportata dai giornali, in quanto la legge esiste sì, ma è stata approvata solo da un ramo del Parlamento, ed è stata poi lasciata cadere. «Tale legge fu bensì discussa ed approvata dalla Camera dei Deputati», scrive Cortesi nella sua risposta, «ma venne aggiornata al Senato e sembra non sarà ripresa. Essa per altro aveva in mira di sopprimere il quasi monopolio della vendita delle carni che gli israeliti esercitano, macellando oltre le esigenze dell’osservanza rituale». Il nunzio continua: «Come giustamente osserva l’Eminenza Vostra, è da condannarsi ogni atto di persecuzione o di violenza antisemitica». Ma Cortesi aggiunge al tempo stesso qualche sua considerazione sulla situazione polacca in qualche modo giustificando il provvedimento – che mirava a «sopprimere il quasi monopolio della vendita delle carni che gli israeliti esercitano, macellando oltre le esigenze dell’osservanza rituale» – con l’«opportunità tendente a limitare l’eccessiva influenza dell’elemento giudaico… nemico secolare della Chiesa e dell’ordine sociale cristiano». Risuonano in queste righe tracce dell’antico antigiudaismo cristiano, che invece non riscontriamo nel cardinale Pacelli. Quest’ultimo, non appena ricevuta la risposta del nunzio, si affretta a scrivere a Tisserant per informarlo sull’iter di quella legge che proibendo la macellazione per giugulamento «imposta agli israeliti dai loro precetti religiosi», «costituirebbe per gli ebrei una vera persecuzione». E gli trasmette copia del rapporto proveniente da Varsavia.

Va ricordato che fin dagli anni del liceo, Eugenio Pacelli aveva stabilito solidi legami d’amicizia con un compagno, Guido Mendes, appartenente alla comunità ebraica di Roma, la cui famiglia emigrerà dall’Italia in Svizzera all’indomani dell’entrata in vigore delle leggi razziali grazie all’iuto del cardinale Pacelli. Sarà lo stesso Mendes a testimoniarlo in un’intervista al «Jerusalem Post», dopo la morte di Pio XII: «Pacelli è stato il primo Papa che ha condiviso, negli anni della sua giovinezza, una cena dello Shabbat in una casa ebraica e che ha discusso informalmente di teologia ebraica con eminenti membri della comunità di Roma» . Mendes ricorda che visitava casa Pacelli e che Eugenio visitava casa sua, e che «scambiavano tra loro quelli che erano i loro interessi e i loro ideali».

Nonostante queste testimonianze, che si assommano alla mole di quelle già ampiamente note, comprese le tante, tantissime attestazioni di gratitudine provenienti da autorità ebraiche per l’opera che il Vaticano e più in generale la Chiesa cattolica mise in atto per salvare gli ebrei, la fotografia di Pio XII continua ad essere esposta nei rinnovati padiglioni del museo dello Yad Vashem di Gerusalemme, nel settore dedicato ai capi di Stato antisemiti. Una decisione contro la quale la Santa Sede ha ufficialmente protestato, fino ad oggi invano.

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BOX

Ennesima spallata alle fantasie sul suo presunto antisemitismo

Il documento inedito che dimostra l’interessamento di Pacelli di fronte a una legge discriminatoria nei confronti degli ebrei non è l’unico emerso in questi ultimi anni. Nel 2003, dopo l’apertura anticipata dei fondi dell’Archivio segreto vaticano relativi ai rapporti con la Germania sotto il pontificato di Papa Ratti, fu il Giornale a rendere noto un dispaccio datato 4 aprile 1933 – cioè appena tre giorni dopo la «giornata del boicottaggio» contro i negozi e le attività ebraiche messa in atto nella Germania nazista, e prima ancora che il Terzo Reich promulgasse le leggi razziali – con il quale l’allora cardinale Pacelli chiedeva al nunzio a Berlino di intervenire in favore degli ebrei, facendo riferimento alla «universale missione di pace e di carità verso tutti gli uomini, a qualsiasi condizione sociale o religione appartengano».

Più volte, da Papa, in pubblici discorsi, Pio XII lancerà messaggi precisi alla Chiesa e ai cattolici per favorire l’aiuto ai perseguitati. Come ad esempio nel dicembre 1940, quando dirà: «È di conforto per noi l’essere stati in grado di consolare, con l’assistenza morale e spirituale dei nostri rappresentanti e con l’obolo dei nostri sussidi, ingente numero di profughi, di espatriati, di emigrati, anche fra quelli di stirpe semitica». E nel 1943, dopo l’arrivo a Roma delle truppe tedesche e la tremenda razzia del ghetto avvenuta il 16 ottobre, il Papa darà ordine di accogliere gli ebrei nei conventi dispensando i religiosi dagli obblighi della clausura. Al Museo della Liberazione di via Tasso, a Roma, c’è una pergamena che ricorda le 155 case religiose che ospitarono 4.447 ebrei salvati così dalla deportazione e dallo sterminio.

L’allora rabbino capo di Roma, Elio Toaff, nel giugno 1964, dopo le polemiche sollevate dal dramma «Il Vicario» di Rolf Hocchuth, dichiarò all’Osservatore Romano: «Quanto è stato fatto dal clero, dagli istituti religiosi e dalle associazioni cattoliche per proteggere i perseguitati non può essere avvenuto che con la espressa approvazione di Pio XII». Mentre il console onorario d’Israele a Milano, già appartenente alla Brigata ebraica degli Alleati, Pinchas Lapide, ha scritto: «La Chiesa cattolica, sotto il papato di Pio XII fu lo strumento di salvezza di almeno 700mila ma forse anche di 860mila ebrei che dovevano morire per mano nazista».

(AnTor)

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il testo della lettera di Pacellia Tisserant

n. 1982/38

21 maggio 1938

E.mo e Rev.mo Signor Mio Oss.mo,

Con la venerata lettera in data 6 aprile scorso l’Eminenza Vostra Reverendissima si compiaceva segnalarmi la notizia di un giornale, secondo la quale il Governo di Polonia avrebbe introdotto una legge che tenderebbe a proibire la macellazione per giugulamento, imposta agli israeliti dai loro precetti religiosi, e che costituirebbe perció per gli ebrei una vera persecuzione. Ella insinuava, pertanto, la convenienza di un passo di Monsignor Nunzio apostolico per impedire un tale provvedimento.

Non ho mancato d’interessare al riguardo l’Ecc.mo Monsignor Cortesi, e sono lieto ora di poter rimettere all’Eminenza Vostra, qui accluso in copia, il suo rapporto n. 89 del 7 maggio corrente, il quale contiene precise notizie sul problema in questione.

Profitto volentieri dell’incontro per esprimere a Vostra Eminenza i sensi della più profonda venerazione con cui baciandole umilissimamente le mani mi professo

Di Vostra Eminenza Rev.ma

Umil.mo Dev.mo Servitor vero

E. Card. Pacelli